– Buongiorno Pullman Etruschi.

– Buongiorno a lei.

– Io vorrei andare da Qua a Là col bus, ma è mezz’ora che aspetto alla fermata e il bus 57 delle 10:38 non è ancora passato.

– Controllo subito. Eh sì, la corsa delle 10:38 non c’è più.

– In che senso?

– Mi risulta che le corse per Là sono state diradate.

– Diradate? Ma se fino a oggi passava solo un bus ogni ora! E adesso?

– Ogni tre.

– Incredibile! E dove era scritto questo cambiamento improvviso, scusi?

– Noi comunichiamo adeguatamente i disservizi, che crede. Utilizzando tutta la tecnologia necessaria, per venire incontro al meglio alle esigenze dei nostri clienti.

– Sì, ma ripeto: dov’era scritto?

– Sul foglio volante attaccato al palo della fermata, che domande. Non l’ha visto?

– Il foglio volante! A dire il vero stamani non trovavo neanche la fermata!

– Ah, già. La fermata che dice è stata momentaneamente soppressa.

– Me ne sono accorta. E non so se essere incavolata per il “soppressa”, o sollevata per il “momentaneamente”. Fino a quando sarà soppressa?

– Da ieri pomeriggio al termine dei lavori.

– E quando sarà questo termine?

– Chi può dirlo. Comunque ha fatto bene a spostarsi, per prendere il bus alla fermata sostitutiva appositamente e celermente da noi aggiunta.

– Beh, è vero che la fermata l’ho trovata, ma ho dovuto girare mezzo quartiere per capire dov’era! Potevate avvisare dello spostamento, no?

– Ma noi abbiamo avvisato.

– Ah, sì? E dov’era scritto?

– Sul foglio volante attaccato al palo…

– … della fermata soppressa, immagino!

– Esatto.

– Quella che ora è in mezzo al cantiere.

– Proprio quella. Brava.

– Ma io come facevo a sapere dov’era la fermata aggiunta, se non sapevo neanche che c’era? Veramente mi fa diventare matta!

– Se non è capace di girare la città per stanare fermate, non è colpa nostra, scusi. Non lo sa che fare venti minuti di camminata al giorno per un anno fa perdere due taglie?

– Guardi, mi fa diventare violenta! Io l’ho girata la città, ho camminato e alla fine ho pure trovato la fermata che dice, infatti mi vede proprio qui ad aspettare… ciò non toglie che io devo essere Là fra quaranta minuti, e non ci riuscirò mai sei il prossimo bus passa fra tre ore!

– Si calmi, sono qui per risolvere i suoi problemi.

– …

– Lei per andare là prendeva il 113, giusto?

– Sì.

– E allora prenda il 258!

– Ma quello arriva a cinque chilometri di distanza da Là!

– Beh, sa che fare venti minuti di camminata al giorno per un anno, fa perdere due taglie?

– Inizio a intuirlo. Ma poi quale sarebbe il prossimo orario del 258, scusi?

– Aspetti, controllo. Oggi che giorno è?

– Sabato.

– Ah, niente. Peccato, ci abbiamo provato.

– Cioè?

– Oggi il 258 non passa.

– Come non passa??

– Passa solo da lunedì a venerdì e un festivo su due. Può prenderlo comunque domani.

– Ma io Là ci devo andare oggi!

– Non si scaldi, io cercavo solo di fare il mio dovere. E poi, ora che ci penso… è Marzo, giusto?

– Sì, certo.

– No, allora no. Neanche domani passa. Nei festivi il 258 passa solo nei mesi che iniziano per F e per A, mi dispiace.

– …

– Ecco, ecco! Il 79 sta passando: prenda quello!

– Dove? Come? Perché?

– Ah, peccato. L’ha perso! E il 79 arriva a meno di 5 chilometri da Là, non può dire il contrario.

– Sì, lo so. È vero. Ma dov’era? Io ho visto passare solo il 38 e il 52…

– Ah, no! Mi casca sul 52, lei!

– In che senso, scusi?

– Quello non era il 52, era il 79!

– No, si sbaglia: c’era scritto bello grande, luminoso, davanti: 52. L’ho letto con attenzione, ne sono sicura.

– Dice 52? Sicura sicura?

– Sicurissima.

– Mmm, controllo. Ah! Ecco perché. Quel mezzo nella corsa prima era un 52, poi ha iniziato una nuova corsa ed è diventato un 79. L’autista si deve essere dimenticato di cambiare il cartello.

– …

– Può succedere.

– Ma come può succedere?? E io come cavolo facevo a saperlo, scusi?? Mica posso fermare tutti i bus che passano e chiedere dove vanno IN REALTÀ, anche se l’hanno scritto bello grosso in fronte?

– Vede, però, in fondo è lei che non si impegna abbastanza, allora.

– MA COME SONO IO CHE…

– Dica la verità, non ci vuole andare davvero Là?

– Ma certo, ci lavoro!

– Appunto.

– Ma che ne sa, lei! Io ci voglio andare, le dico. E poi non sono fatti suoi, si preoccupi solo di risolvere questo problema.

– Io sono qui per risolvere problemi, certo.

– Ne sono sempre più certa.

– E allora la mia risposta è semplice: usi l’app.

– Già, l’app. Era così poco intuitiva e inutilmente complicata, quando avevo provato a scaricarla, che mi ero arresa a non usarla. Mi dice che conviene?

– Ovvio. È un’app: le app risolvono tutto.

– Ora riprovo a scaricarla, allora. Ecco qua. Mi chiede di indicare i nomi e i numeri delle fermate… Oddio, io non lo so il numero della fermata a cui devo scendere.

– Male. È tanto che ci frequenta e ancora non ha imparato i numeri di tutte le fermate! Vede che non se lo merita un buon servizio?

– Non mi disturbi, che sto cercando di vedere se trovo la geolocalizzazione… no, non va… ma almeno se trova la zona…ecco… forse andando qui… se premo indietro…

– Niente! Ha perso anche questo!

– Cosa??

– Ha perso il 113! Non vede che è appena passato?

– Ma come? Non doveva arrivare fra trentacinque minuti almeno?

– Eh, si vede ha trovato poco traffico. Andato.

– Ma come “andato”? Da quando in qua gli autobus passano in anticipo? Non si è mai visto!

– In anticipo, in ritardo… Lei ha ancora un concetto arretrato del tempo, mi scusi.

– Arretrato?

– E certo. Siamo nel 2026, ormai non contano più questi concetti: sono vetusti!

– E cosa conta, allora?

– Il sentimento.

– Il sentimento?

– Sì, il sentimento: ovvero, quando il bus ha voglia di passare passa. Tutto qui. Senza ansie, senza oppressioni. Non è una bella vita, sa, dover sempre sottostare alle aspettative altrui: sentirsi di continuo controllati, giudicati, dover rientrare nei canoni che altri hanno deciso per noi. Non fa mica bene!

– Se continua così sarò io che avrò bisogno dello psicologo, altro che il bus!

– Invece anche gli autobus hanno bisogno della propria libertà, dei propri spazi. Non c’è nulla di strano se passano quando gli va. Le relazioni hanno bisogno di questo. Non mi diventi una pendolare tossica.

– Altro che tossica, ora le dico io che divento! Ma poi non dovevamo avere la transizione ecologica: meno traffico nelle strade, più servizi pubblici efficienti e compagnia cantando? Non mi pare proprio che con questo servizio “a sentimento” si possa sperare di migliorare la qualità dell’aria e della vita dei cittadini!

– Può sempre prendere la bicicletta, se vuole.

– Sì, per fare trenta chilometri al giorno, col sole e con la pioggia!

– Perché no? Sa che fare due ore di bicicletta al giorno per un anno, fa perdere tre taglie?

– Oh, ma lei è proprio fissato con questa cosa delle taglie, eh! E poi non si può andare in bici finché non viene conclusa la ciclabile…

– …e non si possono usare i bus finché finché non sono finiti gli identici lavori. Non lo trova bellissimo?

– Ma che bellissimo! Io so solo che dovevo essere a lavoro e ancora non sono riuscita a prendere un cavolo di bus! Non si può vivere così. Oooh…aspetti, aspetti…ecco un altro 113! Stavolta lo prendo, sicuro! Non ci speravo più: anche oggi l’ho sfangata, non lo avrei detto!!

– Salve, buongiorno.

– Buongiorno.

Bzzz.

– Signora, torni qui. Guardi che questo biglietto non copre l’intera tratta.

– Come, scusi?

– Il biglietto che ha obliterato non è sufficiente per questa tratta. Deve comprarne un altro.

– Ah, non lo sapevo. Scommetto che è un cambiamento recente!

– Esatto. Lo trova sull’app.

– Lasci stare, mi fido. Allora me ne dia uno, grazie.

– Non sono più autorizzato a vendere biglietti, in quanto autista, mi spiace. Però può usare la carta di credito o il bancomat sull’ultimo modello di dispositivo Contactless Bip Bop ora in servizio su ogni mezzo.

– Vedo, sì. Bello. Va bene, ecco.

Bip Bop.

COSA?? 6€?? Ma siamo pazzi?? Da quando in qua la tratta del 113 costa questo capitale??

– Non guardi me, non lo so. Questo è il 61.

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