Quello che c’era, ieri mattina, caro amico,
quello che c’era ti dico:
leggendo i resoconti mi rattristo,
voglio perciò dirti ciò che ho visto.
C’era una moltitudine non sterminata,
ma sorridente, coesa, abbracciata.
C’era la pioggia che andava e veniva,
un prato di ombrelli fioriva e sfioriva.
C’era un bambino di due anni che cantava
dalle spalle della mamma e le faceva “brava”!
C’era un’altra bimba, di anni ne avrà avuti sei,
che a terra scriveva nomi di bambini come lei.
C’erano professori dall’aria quieta, triste o assorta,
e molti che scioperavano per la prima volta.
C’erano intere generazioni di insegnanti:
qua le maestre, là i loro alunni del tempo e i loro allievi appena avanti.
C’erano classi unite, ognuno con un cartello colorato,
e singoli sparuti, il cui appello ai compagni era rimasto inascoltato.
C’erano le canzoni, le letture, le poesie
a raccontare distruzione e morte che potevano essere le mie.
C’erano gli occhi lucidi e gli abbracci a ridurre la distanza,
perché tutti siamo finiti se finisce la speranza.
C’erano professori accanto ai loro alunni, a guardarsi con rispetto:
“la scuola è una guerra, ormai!”, ma chi l’ha detto?
C’era la voglia di metterci la faccia, il corpo, la voce,
come bisogna fare di fronte a ciò che è atroce.
C’era il bisogno di non stare più soli nè rinchiusi,
perché è faticoso partecipare, ma pure essere già disillusi.
C’era la brama di dire, alla nostra pigrizia codarda:
anche se non mi tocca, non vuol dire che non mi riguarda!
C’era una scuola che amo, che si fa anche in mezzo a una piazza:
il sapere per me non è muro, ma casomai è terrazza.
C’erano persone diverse, famiglie, passanti e bambini,
per un momento confluiti, pacifici spiriti affini.
C’era un volare alto, da parte di adulti e ragazzi,
e un farlo senza vergogna, senza sentirsi dei pazzi.
C’era il bisogno di offrire una visione di pace futura,
perché alla fine si muore a mangiare solo odio e paura.
E anche se quello che c’era, – che c’è e che bisogna rimanga -,
di certo non può cancellare il dolore che tutti ci infanga,
ricordiamoci che ieri c’è stata, c’è stata e non si cancella:
ora si sa che si può… e possiamo rifarla più bella.
